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Mondiali di calcio: l’ascesa del Terzo Mondo e il disastro italiano PDF Stampa E-mail
Mondo - Società
Scritto da Redazione   
Giovedì 22 Luglio 2010 09:45

Anche questa volta ci avevano provato. Come con le Olimpiadi di Pechino, anche per i Mondiali del Sudafrica la stampa anglosassone, che non ha mai digerito la fine del colonialismo e dell’apartheid, ha cercato di sabotare l’evento con una serie di “bufale” mediatiche, quali il pericolo di violenza contro gli ospiti stranieri, o addirittura di attacchi terroristici. Un comunicato molto sospetto, attribuito ad Al Qaida (come gli strani video di Bin Laden che periodicamente appaiono, e di cui la CIA si affretta a certificare l’autenticità…), li aveva preannunciati. La delegazione italiana, accompagnata da un esercito di gorilla di Stato, aveva prontamente abboccato alla bufala, con la decisione degli accompagnatori e dei familiari degli atleti di rimanere asserragliati dentro il villaggio sportivo.

E invece le cose sono andate diversamente. I Mondiali, come le Olimpiadi di Pechino, sono stati per il Sud Africa un brillante successo. Impianti bellissimi, organizzazione impeccabile, grande afflusso di visitatori, record di spettatori televisivi. Insomma, ed è questa una prima riflessione politica, un paese del “Terzo Mondo” si è dimostrato pienamente capace di organizzare un grande evento, meglio di quanto facciano presunte “potenze” come l’Italia, da anni “incartate” sulle decisioni e gli appalti per l’Expo di Milano del 2015.

Anche in Sudafrica l’Italia si è presentata all’appuntamento come si addice a un paese disorganizzato e allo sbando, ben rappresentato da chi lo governa. Polemiche tra calciatori e politici (addirittura sulla cosiddetta “Padania”), vecchi campioni ammaccati o bolliti, giovani di basso profilo (i pochi talentuosi lasciati a casa perché non conformi), un Commissario Tecnico tronfio e sordo alle critiche, un gioco senza idee aggrappato alla speranza di qualche furbizia risolutiva.

Questo mentre il livello generale degli altri si è alzato, sia sul piano tecnico sia su quello fisico.

Impressionanti i livelli raggiunti da squadre europee come Spagna e Germania; grande la crescita delle squadre minori americane (tutte, persino gli USA), ma anche di quelle africane e asiatiche: Giappone e Corea, in attesa che presto arrivino i talenti cinesi.

Hanno deluso Brasile e Argentina, ma per motivi diversi dall’Italia. Lì di talenti ce ne erano fin troppi, mancava solo un’adeguata organizzazione tattica (Maradona non aiuta).

Il calcio in un certo senso rispecchia la realtà e le trasformazioni in atto nel mondo: crescita sudamericana, asiatica e in parte africana, solidità di alcuni grandi paesi europei ben organizzati. Scomparsa invece dell’Est Europa, che dopo il crollo del muro non ha mai saputo recuperare i livelli precedenti, che facevano di Unione Sovietica, Polonia e Ungheria delle potenze calcistiche. Avere una gioventù povera e denutrita non aiuta.

I Mondiali hanno anche premiato la serietà e la professionalità. La Spagna in questo senso è stata esemplare. Poco glamour, correttezza in campo, nessun ladrocinio (simulazioni di falli) nè aggressività: semplicemente tecnica, fantasia e gioco di squadra. Con tifosi che festeggiano insieme a quelli degli avversari.

Aria fresca, se si pensa al campionato italiano, avvelenato da ultras violenti e razzisti, da presidenti che usano il calcio con finalità politiche o immobiliari, da loschi figuri che truccano le partite, dalle furberie in campo, dal fatto che ogni semi-campione anziché pensare a crescere si monta immediatamente la testa: si dà alla pubblicità, al gossip, a esibizionismi individuali: quando segna un gol non abbraccia i compagni, ma bacia l’anello della fidanzata,  mostra un tatuaggio, sbeffeggia i tifosi avversari.

Una metafora dell’Italia di oggi…

 

Massimo D’Angelillo

 


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