
Volevo scrivere su una presunta quality line di una nota marca di sigaretta, particolarmente fortunata, raccontandovi domande e risposte. Purtroppo la linea non ha mai risposto negli ultimi 3 giorni, quindi vi narrerò la mia storia, (ammesso che esistano altre storie da raccontare).
La prima cosa da chiarire è che sono un fumatore e non ho alcuna intenzione di smettere.
Quel giorno aprì di gusto il mio solito pacchetto fortunato, ma a scrutarmi da dentro non c’erano solo le mie solite amiche fumose, no no, ecco spuntare un curioso cartoncino colorato.
“Creatività, Modernità, Dinamismo” recitava.
E chi non vorrebbe essere così? Io sicuro, eppure qualcosa non tornava, perché ovviamente si trattava di una pubblicità dentro un pacchetto, nulla di strano, eppure qualcosa non tornava.
Cavolo, il pacchetto me lo rigiravo tra le mani e pensavo “ le sigarette sono qui, perché diavolo le devono pubblicizzare a me?”. “Perché devo essere incoraggiato da una scatola di cartone inanimata?” “Ho bisogno di avere conferme da una scritta?”
Tuttavia, non valeva la pena stare lì a strippare più di tanto, così mi accesi una sigaretta assieme alla Tv, giusto per eliminare completamente ogni possibilità di inutili e dannose riflessioni, che non si sa mai dove vadano a finire.
L’evasione, però, non sempre ci è amica. Non c’è mai niente di vagamente utile in televisione ed ecco che alle 23.30 ti appare Thank you for smoking, giusto per rovinare il mio desiderio di starmene in pace.
La storia è quella di un maledetto lobbista di una multinazionale del tabacco, che lotta contro senatori antifumo e associazioni di malati: un vero schifoso insomma, ma simpatico e affascinante. In conclusione c’è anche una bella coda moralistica, condita da un bel po’ di cinismo, sul fatto che alla fine lui fa sto lavoro per pagarsi il mutuo, ma sa che non è proprio il massimo ed in un certo senso si ricrede.
Così, la mia mente vagava verso un altro film sul tabacco, The insider, dove ti raccontano di tutte le robe che aggiungono al buon vecchio tabacco per aumentare la dipendenza e l’effetto della nicotina.
Ora penserete, ecco una bella crisi salutista. No, sapevo già tutto: immagini splatter per farti smettere, appelli dei medici, dati statistici. Eppure, non avevo alcuna voglia di smettere di fumare, e una frase mi ronzava in testa: “vizi privati e pubbliche virtù”. Mandeville.
Ma chi mi tutelava dai miei vizi? Quelli che volevano convincermi a smettere, mentre chiudono affari miliardari con le multinazionali? Quelli che distruggono l’ambiente, con il petrolio maleodorante, le industrie chimiche, l’energia nucleare e chissà quali altre schifezze?
Il vizio è una scelta privata, ma quando smette di essere individuale e nuoce al mondo?
Guardavo il tutto e vedevo solo danni e manipolazione, mentre cercavano di convincermi che la mia salute è una scelta personale. Da una parte chi tentava di consolarmi dicendo: “Creatività, Modernità, Dinamismo.” Dall’altra chi insisteva per colpire le mie abitudini, mentre non faceva nulla per migliorare l’aria che respiravo. Nessuno scrive su un tubo di scappamento: “nuoce gravemente alla salute.” Mentre sulle tante costruzioni in amianto non c’è ancora scritto: “stare alla larga”
Poi, mi immaginavo quello che apriva il pacchetto e si sentiva rincuorato dalla scritta colorata, dentro le sigarette, magari sentendosi per una volta un po’ figo. La fregatura vera non è che usino la pubblicità dentro le sigarette, ma che qualcuno abbia bisogno di essere rincuorato a questo modo. Come può essere la sua vita, la sua felicità e la sua condizione, se ha bisogno dell’incitamento di un cartoncino colorato. E sia chiaro, se è bisogno di sentirti bene grazie ad un vestito, una marca di birra, delle caramelle o una macchina, non per questo sei migliore.
Rigirando il cartoncino pubblicitario, vidi un numero con su scritto quality line. Forse loro potevano almeno dirmi con che diavolo era fatta la sigaretta che mi stavo fumando. Feci il numero per tre volte. Per tre volte la linea cadde dopo un’attesa di venti minuti.
Nessuno voleva dirmi la verità e nessuno voleva salvarmi, si trattava solo di decidere da chi farsi abbindolare, ad ognuno la sua “libera” scelta.
Mi accesi un’altra sigaretta e decisi di lasciar perdere, con la stessa frase che continuava a ronzare: “ vizi privati e pubbliche virtù.”
Dove stava la virtù e dove il vizio? A questa domanda non avevo risposta.
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