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Racconti Sociali
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Scritto da Deborah Bandini
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Lunedì 31 Maggio 2010 12:06 |
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Entrano in ascensore alle sei della mattina con la loro tuta marroncina e nera e con il loro sacchettino per il pranzo. Sono due uomini sulla trentina, probabilmente, ma dimostrano qualche anno in più. Sorridono tra i denti perchè uno, troppo assonnato, si è scordato il suo sacchetto con il panino e deve rifarsi dieci piani di ascensore, cioè un altro minuto di tempo perso a salire e uno a scendere.
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Racconti Sociali
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Scritto da Doris Zaccaria
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Mercoledì 21 Aprile 2010 08:53 |
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La scorsa settimana abbiamo lanciato l’idea di raccogliere storie ed esperienze dal mondo del lavoro. Ecco la prima testimonianza:
Ho 27 anni e mi sono laureata due anni fa in Scienze Internazionali e Diplomatiche, presso l'Università di Bologna. Appena laureata ho deciso di fare qualche esperienza all'estero e così sono partita, dapprima per uno stage gratuito in Marocco, poi per uno stage retribuito al Parlamento Europeo. Quest'ultima esperienza mi ha fornito l'aggancio per arrivare a Milano, dove mi sono occupata per tre mesi della campagna elettorale di un europarlamentare. Naturalmente sapevo già che si sarebbe trattato di un'esperienza a termine. Così, a poco più di un anno dal conseguimento della laurea, mi sono messa a cercare un lavoro più stabile. Devo dire che ho avuto una certa fortuna visto che ho trovato in poco tempo, grazie a dei contatti che mi ero fatta nel precedente lavoro. Altrimenti suppongo che tramite i canali "ufficiali" ci avrei messo molto di più! Ho quindi iniziato un tirocinio di 3 mesi in un'azienda di e-commerce e marketing online. La ditta comprende il Country Manager, tre persone assunte, una con PARTITA IVA che però di fatto ha un ruolo da lavoratrice subordinata. La paga iniziale era di 500 euro, e già andava bene: conosco molte persone che svolgono tirocini anche di 6 mesi senza vedere l'ombra di un quattrino. Dopo i primi 3 mesi sono stata riconfermata a 750 euro e infine, da gennaio, sono passata al contratto a progetto con 900 euro al mese e scadenza a dicembre 2010. Insomma, la cosa più assurda è proprio che da un certo punto di vista posso considerarmi fortunata. Fortunata a prendere uno stipendio che a stento permette di arrivare a fine mese in una città come questa; fortunata ad essere pagata puntualmente e a ricevere formazione; fortunata, insomma, perché qualcuno dei diritti che tutti i lavoratori dovrebbero avere nel mio caso viene rispettato. Ma di contratto a tempo determinato o indeterminato non se ne parla, e da quando la società è stata acquisita da una grande compagnia USA, è ancora più difficile che qualcuno di noi veda migliorata la sua condizione. Prima naturalmente vengono i bilanci, e soltanto dopo le esigenze dei lavoratori.
Doris Zaccaria
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Racconti Sociali
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Scritto da Redazione
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Mercoledì 09 Dicembre 2009 20:59 |
 Parlando di inclusione sociale e di tutela dell’ambiente, Forlì fa scuola col progetto “RAEE in Carcere”. Il comune romagnolo (con la collaborazione di molti partner tra cui il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, la direzione della casa circondariale di Forlì, la provincia di Forlì-Cesena, la direzione provinciale del Lavoro, la cooperativa sociale Gulliver, il Gruppo Hera, il consorzio Ecolight, il Centro Servizi Raee, l’agenzia di formazione Techne, la società Cclg, le associazioni Cna, Legacoop e Confcooperative) ha concretizzato il progetto aprendo le porte del laboratorio per il recupero di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche a tre detenuti. Primo caso in Italia di esperienza di questo tipo esterna alla Casa circondariale, il laboratorio, che si trova a Vecchiazzano, ha una doppia valenza: l’inclusione sociale della persona detenuta attraverso il lavoro e l´azione in favore dell´ambiente. |
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Racconti Sociali
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Scritto da Debora Bandini
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Mercoledì 02 Dicembre 2009 12:54 |
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Ho la strana (ma forse saggissima) abitudine di svuotare ogni sera il mio portafoglio. Verso tutte le monetine accumulate durante la giornata in un grandissimo salvadanaio. Ogni tanto vado a controllare e mi accordo con meraviglia che ho messo da parte un bel gruzzoletto. Oggi è quella volta ogni tanto. Vado a controllare e mi rendo conto di avere accumulato 50 euro. Tutta baldanzosa mi reco allo sportello della banca sotto casa. Dovrebbe essere un'operazione di pochi minuti. Dò le mie monetine al banchiere e in men che non si dica mi ritrovo con una bella banconota arancione tutta intatta. Che meraviglia. Come dicevo entro in questa banca e, dopo un breve disguido con la porta (mi aveva fermata perchè, diceva, che ero in possesso di oggetti metallici, mah...), mi accoglie un simpatico cassiere. "Ciao", gli dico, "ho queste monetine, me le cambi perfavore?" Lui mi dice che non c'è problema e che devo versare tutto nella macchina che vedo là in fondo. Vado vicino al marchingegno, svuoto il mio sacchettino di monete in una vaschetta. Poi svuoto la svaschetta in un buco. In pochi secondi la favolosa macchina mi segnala che avevo contato proprio bene: le monetine valgono effettivamente 50 euro. La macchina mi restituisce uno scontrino che reca la scritta: 50 euro. Andare dal cassiere. Bene l'avevo già capito: il cassiere ora mi dà la mia preziosa banconota. Vado dal ragazzo dunque a ritirare il mio ambitissimo pezzo di carta. "Ecco qua, ho fatto". Lui mi guarda un attimo con aria sospettosa e mi dice:"Lei è cliente della nostra banca?" "No" rispondo.
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Racconti Sociali
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Scritto da Debora Bandini
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Martedì 20 Ottobre 2009 08:54 |
 Io odio le divise. Le odio tutte, ma in particolare odio quelle che non hanno alcuna utilità pratica. Se fai il macellaio o il muratore il tuo lavoro implica che tu possa sporcarti. Se fai il medico il tuo lavoro implica anche che tu debba essere riconosciuto e la tua rispettabilità è anche legata alla divisa. L’abito fa il monaco. Quello che proprio non sopporto è quando la divisa diventa un fatto meramente di distinzione gerarchica. Mi spiego. Prendiamo un’azienda in cui vi è una separazione di ruoli ben netta. Operai e dirigenti. Il tipo di azienda che ho in mente non è una di quelle in cui i materiali possono in un qualche modo sporcarti. Sei un operaio, nel senso che da contratto sei chiamato così (e te ne accorgi che lo sei anche quando vedi la busta paga), ma in realtà lavori in ufficio davanti ad un computer. A fianco al tuo ufficio c’è quello del direttore. Anche lui sta davanti al computer ben infilato nel suo completo grigio topo. Poco sopra c’è l’ufficio del proprietario. Non credo che abbia un computer. In realtà non l’ho praticamente mai visto. Ogni tanto passa fuori dalla porta con il suo abito giacca e pantaloni, ben stirato e con la solita cravatta griffata che lo rendono ancora più inavvicinabile. |
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