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Scritto da Redazione
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Giovedì 22 Luglio 2010 09:41 |
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Non è facile fare un film sul terremoto in Abruzzo quando ancora le ferite sono aperte e la città è in rovina. Almeno dieci film sono stati girati sul posto, tra cui “La città invisibile” di Giuseppe Tandoi che, guardando oltre il disastro, si apre alla speranza per il futuro. Dopo un anno di lavoro e 700 ore di girato, con interviste e colloqui sul territorio, Sabina Guzzanti, con grande passione civile, denuncia con questo film-documentario i soprusi, le speculazioni, le strumentalizzazioni che, a suo avviso, si sono prodotti intorno a questo evento drammatico. Seguendo una tecnica già usata dall’amico personale Michael Moore (ritorna in mente Farenheit 911), senza raggiungere però la sua altezza, la regista fa parlare i fatti e le persone, sia i cittadini aquilani che criticano le iniziative di governo che quelli che le approvano.
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Scritto da The Fog
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Martedì 16 Marzo 2010 00:40 |
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Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto negli anni ’90, periodo decisamente poco felice sotto tanti punti di vista, ma ricco dal punto di vista musicale, il nuovo millennio si è rivelato una lunga delusione. Il revivial anni ’80 è stato un incubo senza fine né fondo, mentre gruppi gloriosi invecchiavano mestamente o si scioglievano, per poi ricomporsi senza alcuna verve. Il nuovo che avanzava, invece, si faceva notare per assenza di qualsiasi novità, o per contorsioni intellettualistiche senza passione.
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Scritto da Loretta Masotti
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Martedì 16 Marzo 2010 00:29 |
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“L’apologo di Bertolt Brecht “ Il sarto di Ulm “fu usato da Pietro Ingrao in un’assemblea popolare di partigiani nel 1989, alla Bolognina, per spiegare il perché della mancata adesione alla svolta inaugurata da Occhetto, a conclusione dei lavori del XVIII Congresso del partito comunista italiano. Se l’artigiano del 1592 che voleva volare si sfracellò sul selciato, tuttavia alcuni secoli dopo l’uomo riuscì nell’impresa. Allo stesso modo se il PCI è morto da tempo, questo non vuol dire che gli eredi del sarto di Ulm non potranno in futuro riprovarsi a volare, utilizzando le potenzialità inespresse, non sviluppate, di un partito scomparso prematuramente. A quel congresso il 67% dei delegati votò per la mozione Occhetto che fu rieletto segretario generale, e nel 1991 nacque il Partito Democratico della Sinistra, con la quercia come simbolo. L’area del dissenso, dice Magri, era tuttavia più estesa del previsto, al punto da provocare un ampio calo di consensi (nel periodo 1989-90 quasi 400.000 iscritti in meno) e la scissione da cui nascerà il Partito di Rifondazione comunista. Obiettivo di Occhetto
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Scritto da The Fog
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Lunedì 22 Febbraio 2010 18:12 |
 La rifondazione mancata. 1991-2008, una storia del PRC. Di Salvatore Cannavò, Edizioni Alegre, 2009, euro 14.00 Una storia di Rifondazione Comunista non può lasciare indifferenti coloro i quali (come il sottoscritto) hanno avuto modo di attraversare e vivere quell’esperienza. Un partito, che durante il lungo periodo delle ubriacature neoliberiste, ha cercato di porsi, non sempre con coerenza, come anomalia rispetto al quadro politico italiano appiattito ai dettami del pensiero unico. Salvatore Cannavò non è uno storico disinteressato, ma un ex dirigente di Rifondazione e ora di Sinistra Critica, ala radicale e trotzkista fuoriuscita nel 2008. La sua narrazione, dunque, è quella del testimone partecipe, che tenta di indagare senza neutralità, ma con rigore virtù e difetti di quel partito uniti alle cause che hanno condotto alla catastrofe delle elezioni del 2008. La scrittura è leggera e giornalistica, capace di appassionare il lettore tramite una cronaca serrata degli avvenimenti, dei dibattiti e degli scontri che si sono susseguiti negli anni. Non mancano, poi, le analisi lucide delle personalità e dei meccanismi che hanno caratterizzato la vita del PRC e in parte, di tutta la Sinistra italiana nella Seconda repubblica.
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Scritto da Redazione
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Martedì 26 Gennaio 2010 19:27 |
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 “Della guerra sono stanca ormai al lavoro di un tempo tornerei a un vestito da sposa o qualcosa di bianco per nascondere questa mia vocazione al trionfo ed al pianto”. Giovanna d’Arco. Fabrizio De André.
Alla fondazione Mudima di Milano, è allestita una mostra che documenta le tappe più importanti del viaggio di Pippa Bacca e Silvia Moro, progettato da Milano a Gerusalemme, ma tragicamente interrotto in Turchia, a Gebre, ove Pippa Bacca fu violentata e uccisa, il 31 marzo 2008, da un uomo che le aveva dato un passaggio. Il progetto si caratterizza per scelte simboliche molto forti. Il viaggio è assunto come metafora della vita stessa e farlo in autostop è optare per un mezzo lento, senza mediazioni economiche, che mette in relazione il viaggiatore con la popolazione locale, dimostrando fiducia e disponibilità verso gli altri. La sposa è da sempre simbolo della femminilità, dell’amore, della purezza.
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